Presentazione Tonalestate 2005

Anche quest’anno, sulle Alpi italiane a Ponte di Legno e al Passo del Tonale, dal primo al 4 agosto 2005, ha luogo l’esperienza culturale di Tonalestate, che, come ogni anno, mobilita l’attenzione verso ambienti, avvenimenti, circostanze, interessi, problemi e situazioni inesplorati, nuovi o emergenti.
Durante le giornate di Tonalestate, si pongono (alle personalità del mondo artistico, culturale, letterario, religioso, scientifico o sociale che accettano di intervenire) domande che, di fronte all’inadeguatezza nostra a immaginare e a prevedere il futuro, possano giungere almeno ai più profondi e ultimi interrogativi circa l’uomo e il suo significato.
Quest’anno, sotto il titolo di “Per un principio superiore”, Tonalestate desidera riflettere sul tema della politica, poiché, oggi, l’azione politica produce uno spaesamento e un disagio molto evidenti.
Proprio per questa evidenza vissuta, il tema della politica moderna non poteva essere tralasciato dall’impresa culturale di Tonalestate, anche se si tratta di un argomento che, superando il cinismo di chi guarda soltanto la superficie, può turbare e sconcertare, dato che mai forse come nel secolo scorso (che si protrae in questo scorcio del nuovo e che pure ebbe, quasi 150 anni fa, il “Manifesto del Partito Comunista” di Marx e la “Rerum Novarum” di Leone XIII) si videro nella storia né si votarono né si osannarono, contemporaneamente, sulla faccia della terra, così tanti personaggi che si attagliano ai volti dei “criminali che insanguinano i secoli” (per dirla con Arthur Rimbaud).

Cosa è, oggi, la politica, in una società che, una volta almeno, si voleva fondata su un ordine e “un principio superiore” di giustizia, umanità e pace? Oggi, l’uomo non è divenuto un oggetto, uno strumento? Quella che domina non è forse una “ragione strumentale”, in cui tutti diventiamo oggetto (del primo che allunga una mano per possedere l’intera realtà) e strumento per i progetti di quel “qualcuno” che è più potente?

LA POLITICA
Con la discreta maturità, dono degli anni, che ci si trova addosso, si guarda in modo attento la realtà, se ne vedono i compagni di cammino, gli uomini, se ne seguono le prospettive, nei giovani, si riflette sugli eventi, più imprevisti che programmati, e, comunque, ci si sorprende ad argomentare sull’esistere. Così facendo, poi (a patto che si voglia ragionare anziché blandire o deprecare), ci si sente, n el quadro che immediatamente ne risulta, come immersi in un mondo che, sì, si sviluppa, ma che fa sperimentare un declino; si vive in una terra quasi straniera e ostile, dominati da uno spaesamento sempre più terribile, fino a giungere a chiedersi se non sia stato un inganno tutto ciò che, per gli anni addietro della nostra vita, abbiamo assorbito e vissuto come armonia, giustizia, valore e dovere.
In particolare, per quanto riguarda la politica, la quale, complessivamente, ospita in sé le varie sfaccettature dell’umano sociale, lo sguardo vede che si sta affermando non solo, come ha detto Hannah Arendt, un regime politico di “tirannia della maggioranza”, ma addirittura quello (indipendentemente dai “Citizen Kane” al governo) di una dittatura di cui siamo inconsapevoli; è dittatura morbida, ma dittatura è.
Max Weber già aveva usato un’espressione simbolica: la “gabbia di ferro”; le istituzioni e le strutture della società tecnologica limitano pesantemente le nostre scelte, sia s ociali che individuali. E, in più (come discusse ampiamente già Alexis de Tocqueville), l’individualismo di soggetti “rinchiusi nei loro cuori” (individualismo tanto inculcato, per esempio, dalla televisione e ampiamente promosso dal mercato) non induce a partecipare attivamente alla cosa pubblica politica, dato che diventa preferibile starsene per i fatti propri a godere le soddisfazioni della vita privata (finché almeno il governo in carica, qualunque sia, offrirà una larga distribuzione dei mezzi di tali soddisfazioni).

LO STATO LEVIATANO
L’immagine scelta da Tonalestate (“L’incubo”), del protoromantico di origine svizzera Johann Heinrich Füssli (Henry Fuseli), desidera condurre a riflettere come sull’umanità incomba l’odierna politica del mondo tecnologico, con l’ingiustizia di molte sue leggi, con la perversità di molte sue istituzioni e con l’indecorosità di molti suoi decisori (“los de arriba”), i quali sembra proprio possegg ano capacità inquietanti (come l’incubo dell’immagine di Füssli, appunto) di trasformazione e di mutamento.
In questo contesto, la “politica” può essere ancora intesa nel suo significato originario, come costruzione e difesa di realtà comunitarie, sociali, culturali e umane? E: queste realtà come possono sopravvivere all’interno del cinismo tecnocratico, giuridico e militaresco, che le società dello “sviluppo” stanno imponendo?
Non si tratta di un’imposizione esplitica né di un effettivo controllo dispotico, ma di una voluta frammentazione (è un nuovo volto del “divide et impera”), su cui si dilunga oggi l’opera illuminante di molti, ma soprattutto del canadese Charles Taylor, frammentazione operata soprattutto dagli strumenti culturali e propagandistici del potere: si vuole che la popolazione sia sempre più incapace di darsi finalità comuni da realizzare. E, nel gioco della molteplicità sempre più frenetica degli eventi che si annull ano e dei dibattiti culturali, o sedicenti tali, che sono intrinsecamente interminabili e irresolubili, la gente si intruppa in un regime atomistico, incapace di progetti comuni e incapace di fedeltà; se ci sono raggruppamenti, sono molto, molto parziali.
Così, ricordando Hobbes, siamo disarmati di fronte allo Stato-Leviatano. E il cittadino prova un senso di grande impotenza; per cui, viene a farglisi abituale la convinzione che la politica “per un principio superiore” sia un’ingenua utopia; egli allora non lotta più, getta la spugna (e, tra l’altro, la partecipazione al voto declina).

LA FRAMMENTAZIONE
Eppure, si dice (dicono cioè il potere e la mentalità comune): nel nostro mondo ci sono le proteste, ci sono i “disobbedienti”, ci sono le libere iniziative, ci sono le sfide irriverenti all’autorità; e ci sono tanto che si fanno a nche evidenziare attraverso quei sondaggi davanti ai quali “los de arriba” tremano.
Ma dobbiamo rispondere che costoro propugnano interessi e cause particolari; anzi, non appena la causa si fa più ampia e complessa, nascono all’interno i franchi tiratori, ci sono le scissioni, la causa si suddivide e si frammenta in molte più singole e particolari sottocause, giungendo anche (vedi certe questioni dette “ecologiche”) a contrapporsi e a contraddirsi. La politica delle singole questioni (vedi quella, plateale, dei referendum parzialmente abrogativi), pure lodevole come attenzione ad aspetti singoli che sarebbero da esaminare nel complesso unitario della gestione politica, indebolisce l’iniziativa democratica.
E, in più, si dice: ci sono, oggi, le importantissime mosse giudiziarie e legali, quelle dei tribunali e dei ricorsi, le quali intervengono a correggere le decisioni politiche; oggi, si vanno moltiplicando. Ma si risponde che la lotta sul terreno giudiziario, la quale si intreccia con quella sulle singole questioni, ne ha il medesimo vizio di parti colarismo e di parzialità, almeno finché non si addiviene a un unitario nuovo disegno legale costituzionale.
Comunque, si dice: se ci sono innumerevoli lotte sulle singole questioni e se ci sono continuamente correzioni giudiziarie, siamo in una società che difficilmente può dirsi dispotica.
In realtà, se bene guardiamo, possiamo rispondere che, proprio là dove predominano la lotta politica sulle singole questioni e le lotte sul terreno giudiziario (o giuridico-referendario), proprio là i progetti comuni e le iniziative democratiche del giusto tipo diventano più difficili da attuare. E ciascuno, o ciascun gruppo, come atomizzato, mira ai propri progetti e diritti, strumentalizzando tutto al proprio fine, senza alzare uno sguardo alle conseguenze che ciò può avere a livello globale, al livello, cioè (se si può ancora usare questo termine parlando di politica), del “bene comune” o del “principio superiore”.
E, perciò, il sistema democratico è frammentato, fino a giungere a un tipo di società e di convivenza in cui è difficile riconoscersi uniti. L’analisi di Charles Taylor mostra quanto gli uomini stessi della politica siano oggi esempio di questa frammentazione, con i loro dibattiti slegati e autopromozionali, con le dichiarazioni fatte al volo, con le loro promesse incredibili (quando non poi cinicamente dimenticate), con i loro attacchi a livelli a dire poco vergognosi (avendo anche a vantaggio l’impunità garantita).
L’aggiunta al titolo (“los de arriba y los de abajo”) vorrebbe proprio dire che la politica crea spesso la separazione anziché unire, una separazione che non è più soltanto tra ricchi e poveri, tra nord e sud, tra classi; la separazione è anche all’interno di una classe, all’interno dei ricchi, all’interno dei poveri, all’interno dei nord e all’interno dei sud; anche tra chi lotta per la giustizia si formano le fazioni in lotta. E il livello nobile dell’idea e dell’azion e politica, richiamato dal titolo scelto (“Per un principio superiore”), tramonta.
Non si tratta, perciò, di una dittatura nel senso classico; e già Alexis de Tocqueville parlava di un “immenso potere tutelare”, distinguendolo dalla tirannia tradizionale; si tratta di un dispotismo morbido che, attraverso l’eldorado del benessere promesso e apparentemente garantito dal mercato, lo Stato burocratico usa, in questa età della tecnica che tutto organizza e organizzerà, per indebolire l’iniziativa democratica: e gli uomini arrivano facilmente ad accettare l’immenso “potere tutelare” di un governo, qualunque esso sia.

RESISTERE
Il titolo di Tonalestate è accompagnato da una frase di Machiavelli, tratta dal Principe: “Si vede, per esperienza né nostri tempi, quelli principi avere fatto gran cose che della fede hanno tenu to poco conto e che hanno saputo con l’astuzia aggirare e’ cervelli degli uomini”.
Essa riflette il discreto pessimismo dell’esperienza negativa, la quale farebbe dire che realtà umane, sociali e politiche di questo tipo, che agiscano cioè “per un princi pio superiore” e per l’uomo, sono oggi introvabili. Essa dice che anche i grandi ide ali vengono spesso utilizzati per interesse; là, era l’ideale della fede, ma si può rapportare la frase ai grandi ideali di propagandata giustizia col mito della razza, con quello del socialismo, con quello della democrazia americana da esportare e così via. Bisognerebbe, forse, al riguardo, riprendere e ampliare la considerazione di Emmanuel Mounier quando diceva che la nuova rinascita (o rinascimento) doveva essere duplice, «personnaliste et communautaire», altrimenti «verranno presto i legisti e i borghesi del collettivismo, simili ai legisti e ai borghesi dell’individualismo, come loro parassiti di una grande causa e come loro nefasti».
E la responsabilità che Mounier attribuiva all’intellettuale e al suo “engagement”, richiamandolo a «refaire la renaissance», vorremmo non ci facesse cedere alla tentazione di disertare ogni impegno; vorremmo non ritirarci, ma cercare di resistere, almeno culturalmente, in fronte (e all’interno) di un contesto culturale, economico, sociale e politico morbidamente illiberale, quando non “legalmente” (cioè tecnicamente) oppressore e ingiusto. E a ciò viene in soccorso il realismo dello sguardo: esso, che ci fa guardare con Rimbaud ai “criminali che insanguinano i secoli”, non può non farci guardare, anche, al positivo.
E non è necessario rifarsi solo a Mounier o, molto addietro, a Tommaso Moro; anche in tempi recenti abbiamo avuto e abbiamo la testimonianza di persone e di aggregazioni che vivono la politica come servizio alla giusta convivenza e al giusto progresso umani, persone e aggregazioni che nell’azione politica sono antagoniste allo strumentalismo e all’atomismo generati dal mercato e dallo Stato burocratico tecnologico.
Per indicare tali persone e tali aggregazioni, si utilizza normalmente il termine di “disobbedienti”, facendo così di ogni erba un fascio. In esse, non in tutte ovviamente, le diserzioni possono essere nobili e giusti possono esserne i disaccordi, a patto che già vi si stia mettendo in atto la costruzione di realtà comunitarie e umane che, al loro interno, sperimentino un tipo di vita e di rapporti diverso e nuovo rispetto a quello cui vanno a porsi di fronte.
Queste sono resistenti isole di umanità in disaccordo con quella tecnocrazia e quella burocrazia che, per rispondere alle nuove regole degli Stati o alle condizioni del mercato e dell’economia, addirittura ci porterebbero a compiere scelte e ad adottare decisioni che sono contrarie all’umanità e al buon senso. Guardando a esse, che hanno aspetti di testimonianza proponibili e fattibili, si è aiutati a superare i fattori fondamentali (la frammentazione e il senso di impotenza) che degradano la democrazia sociale, lasciandovi serpeggiare quell’individualismo superficiale che è indotto dal potere tutelare.

LA BELLEZZA DELL’OGGI
C’è dunque molta miseria, ma c’è anche molta grandezza: è ciò che diceva Pascal dell’essere umano.
E, all’interno di questo miscuglio di pericolo e di possibilità positiva, sta la bellezza di un impegno, che sarà forse lungo e che deve avere molti livelli di lotta (intellettuale, spirituale, politica), per potenziare la democrazia vera.
A ciò, anche Tonalestate vuole collaborare, assumendosi di affrontare l’argomento della politica nelle sue molte sfaccettature; si tratta di una, sia pure piccola, azione di resistenza, se non altro svolta attraverso la formazione di uomini.

Messaggi Augurali

Giorgio Bàrberi Squarotti
Cara e gentile Maria Paola,
i progetti estivi fra le montagne sono sempre fondamentali come contrapposizione radicale alla moda politica e filosofica, letteraria e morale; quello del prossimo agosto è, poi, di assoluta attualità e di necessaria verità. Tante volte, nell'ambito letterario, mi sono occupato del rapporto fra letteratura e politica (a partire da Dante fino a Montale e oltre). Ma sa ormai che io ho molti limiti: un viaggio fino a Ponte di Legno mi è proprio impossibile, fisicamente, in una stagione preziosa per me per il riposo e la quiete nel mio paese langarolo.
Mi dispiace infinitamente. La sua gentilezza è sempre straordinaria. Con i più affettuosi saluti e auguri,
Giorgio Bàrberi Squarotti

Uri AVNERY
Fondatore del movimento per la pace Gush Shalom, Tel Aviv
Cara Maria Paola,
grazie ancora.
Da come appare ora, all'inizio di agosto noi potremmo trovarci nel mezzo della più grande crisi nella storia di Israele.
Se sarà così, sarà per me impossibile venire.
Comunque, ci potrebbe essere un posticipo della crisi, che renderebbe possibile la mia venuta.
In ogni modo, è troppo presto per dirlo.
Mi piacerebbe molto venire.
Shalom,
Uri Avnery
(22 giugno 2005)
Cara Maria Paola,
sento la lontanza delle vostre montagne e della neve, ma da come sembra ora, è abbastanza impossibile per me lasciare il nostro caldo paese in agosto. La nostra crisi nazionale è vicina al suo picchio più alto.
I migliori auguri,
Uri
(18 luglio 2005)

Ricardo BLASQUEZ
Vescovo di Bilbao
Molto stimata signora Maria Paola,
vorrei innanzitutto ringraziarla per il suo invito, scusandomi per la mia assenza all'interessante incontro che si terrà dall'1 al 4 del prossimo agosto. Mi dispiace davvero molto, ma devo preparare in questi giorni il mio impegno con la Giornata della Gioventù a Colonia.
Mi unisco a voi, chiedendo al Signore che possiate trovare i frutti che sperate.
Con tutto il mio affetto,
Ricardo Blsquez, Obispo de Bilbao
(25 maggio 2005)

Marcello BUIATTI
Professore di genetica, università di Firenze
Cara signora,
mi è arrivata la convocazione di una riunione al Ministero della Agricoltura, in cui dovrò presiedere la Commissione nazionale per l'attuazione della Direttiva sulla coesistenza con colture OGM. Purtroppo, siamo in un momento politico critico per queste questioni e non posso non andarci.
Ahimè, in questo mondo si può raramente fare quello che ci piace, visto che quello che si deve fare è sempre di più, specie per gente come me, della vecchia scuola, che non è capace di ritirarsi dalla lotta.
A presto
Marcello Buiatti
(15 giugno 2005)

Noam CHOMSKY
Filosofo linguista, Massachusset Institute of Technology
Cara signora Azzali,
con piacere ho appreso dell'evento di luglio-agosto, e ho molto apprezzato l'invito a prenderne parte. Io spero di potere organizzarmi, ma ho paura che ciò sia senza speranza. Devo chiudere i libri per l'intero 2005 da tanto tempo, e c'è inoltre molto altro già programmato (che attende da più tempo). La solita situazione. Cerco di adattarmi per quello che posso, ma non posso gestire nemmeno una pausa per quello che vorrei. Molto dispiaciuto.
Noam Chomsky
(25 novembre 2004)

André CHOURAQUI
Scrittore e biblista, Gerusalemme
Cara Maria Paola, cari amici,
abbiamo appena ricevuto la vostra lettera insieme alla mail. È con grande dispiacere che non posso dare una risposta positiva al vostro invito a partecipare a Tonalestate dal 1 al 4 agosto 2005.
Il mio stato di salute e le medicine non me lo permettono.
Il tema del vostro prossimo convegno mi sembra molto interessante.
Noi non dimentichiamo la vostra meravigliosa accoglienza alla quale guardiamo con grande ricordo e speriamo sempre di potervi rivedere a Gerusalemme.
Annette si unisce a me per dirvi quanto ci dispiace il non poter essere con voi questa estate, ma siate certi della nostra fedele amicizia, da condividere con tutti i nostri cari amici di Tonalestate.
Buon successo,
André Chouraqui
(17 maggio 2005)

ANTONIO FAZIO
Governatore della Banca d'Italia
Gentile presidente,
la ringrazio vivamente per avermi invitato a partecipare alla cerimonia inaugurale di Tonalestate 2005, in programma per l'1 agosto prossimo a Ponte di Legno, che avrà il titolo “Per un principio superiore: los de arriba y los de abajo” e come tema il rapporto tra la politica e l'uomo.
Era mio desiderio poter intervenire, dopo la forzosa assenza all'edizione dello scorso anno, a questa manifestazione di particolare interesse e rilevanza. L'argomento dell'incontro, la presenza di illustri personalità del mondo ecclesiastico, religioso, culturale internazionale rendono l'appuntamento un significativo momento di confronto, di scambio, di analisi.
Purtroppo, a causa di un'agenda di lavoro già piuttosto fitta per la data proposta sono costretto, nuovamente a mio malgrado, a darLe una risposta negativa. Ne sono vivamente rammaricato.
Nel formulare fervidi auguri per il pieno successo della manifestazione, Le ricambio i più cordiali saluti.
Antonio Fazio
(27 aprile 2005)

Seamus HEANEY
Poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1997
Cara Maria Paola Azzali,
molte grazie per il suo rinnovato (e convincente) invito a partecipare a Tonalestate nel prossimo agosto.
Di nuovo, mi spiace molto dovere declinare il suo invito. In quel periodo io sarò coinvolto al Yeats Festival a Sligo in Irlanda.
I miei migliori auguri,
Seamus Heaney

Pietro INGRAO
Scrittore, giornalista, storico
Cara Maria Paola,
come credo che le abbia accennato il mio collaboratore, non parteciperò al vostro incontro poiché in quel periodo sono al mio paese natio a riposarmi. I medici mi consiglia-no di non avere troppi impegni e, a novantanni, mi creda, ne ho veramente tantissimi. Non ne abbia a male e grazie ancora per avere pensato a me anche in questa occasione. Mi saluti la bellissima Reggio che è sempre nel mio cuore.
Pietro Ingrao
(17 maggio 2005)

Alex MASKEY
Consigliere Sinn Fein, Belfast
Cara Maria Paola,
scusa per non avere risposto prima, ma credo tu sappia co-me vanno le cose. Sebbene io desideri davvero essere con voi, tutti, di nuovo quest'anno, non è realmente possibile. In questo periodo, ho molte questioni familiari e di partito da sbrigare che non mi lasciano il tempo necessario. Credo che voi capiate. Io sento che siamo come una famiglia e mi sento male per non essere lì a Tonalestate quest'anno. Anche Gerry Adams sarà assente in quel peri-odo e, sfortunatamente, non disponibile a venire. Inoltre lui si trova al centro negli attuali tentativi di riniziare il processo di pace. Credi sarà possibile per me essere pre-sente il prossimo anno? Mi dispiace per questo messaggio, ma resto in attesa di sapere da voi come vanno le cose,
I migliori auguri
Alex Maskey
(3 giugno 2005)

Kei NEMOTO
Pittore e litografo, Giappone
Grazie molte per la mail di invito a Tonalestate.
I temi trattati da Tonalestate sono sempre molto interessanti per me.
Vorrei poter partecipare, se potessi.
Sfortunatamente mia moglie ha un male dentro di sé, che la colpisce al gi-nocchio e la devo aiutare. Sono terribilmente dispiaciuto di non potere partecipare quest'anno. Ma credo che vi incontrerò ancora. Ho letto molti libri e materiale sul 6 agosto 1945. E mi chiedo come sia possibile che nessuno ne sia stato COLPEVOLE. Chi perdona quello che è acca-duto nel 1945? Spero che Tonalestate possa avere un grande successo.
Amicalmente
Kei Nemoto
(18 luglio 2005)

James Francis STAFFORD
Cardinale, Tribunale della Penitenzieria Apostolica
Gentile presidente,
la ringrazio vivamente per l'avermi rinnovato l'invito a partecipare alla manifestazione Tonalestate 2005, nonostante le avessi già comunicato la mia impossibilità ciò mi testimonia quanto Le sarebbe gradita la mia presenza e questo mi lusinga ma sono costretto a confermarLe, che mio malgrado non posso proprio partecipare a tale evento.
La ringrazio per il cortese invito e Le auguro ancora tanto successo per il bene dell'associazione e della Chiesa.
Profitto della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio.
Dev.mo in Domino
James Francis Stafford
(2 maggio 2005)

Michel WARSCHAWSKI
Scrittore e giornalista di Alternative News, Gerusalemme
Cara Maria Paola,
grazie molte per il tuo gentile invito.
Vorrei davvero potere essere con voi anche quest'anno, ma è realmente impossibile; obbligato dalle elezioni in Palestina e dalla ridisegnazione della striscia di Gaza, dovrò essere per tutta l'estate in Israele. E' politicamente molto importante; e voi potete capire.
Con molta amicizia,
Michel Warschawski
(15 maggio 2005)